Skateboard, dalla strada ai cinque cerchi

Illegale praticarlo nelle strade di mezzo mondo, senza precise regole di esecuzione stabilite e con sempre più giovani che lo seguono . Lo skateboard è forse lo sport underground per eccellenza.

Nato negli anni sessanta in California per permettere ai surfisti di allenarsi anche in assenza di mare mosso, è stato portato alla ribalta grazie a campioni come Stacy Peralta, Tony Alva, Jay Adams e Tony Hawk, solo per citarne alcuni, che hanno contribuito a diffondere la passione per la cosiddetta “tavola”.

Da disciplina prettamente di nicchia lo skateboard, negli anni, ha compiuto piccoli passi per essere riconosciuto a livello internazionale come un vero e proprio sport. Accettata come disciplina sportiva dal CONI negli anni settanta, la tavola su ruote sembra essere sempre più vicina ad entrare tra le specialità olimpiche. Possibilità che non ha entusiasmato la maggior parte degli skaters italiani schierati  a difesa di uno sport nato su strada e che deve rimanere tale. «Lo skate si contraddistingue per il suo spirito libero e portarlo alle Olimpiadi forse lo snaturerebbe avvicinandolo agli altri sport», ha commentato Fabio, ventiquattro anni. Della stessa opinione è anche Andrea, ventidue anni:« lo skate è nato come cosa underground, e quindi sarebbe molto fastidioso vederlo commercializzato. Inoltre resta sempre il problema se lo skater è un atleta. Non so quanti sono disposti a non bere e non fumare per partecipare alle competizioni».

D’altra parte però anche i puristi dello skateboarding ammettono che l’entrata alle Olimpiadi potrebbe apportare più visibilità a questo sport. Ne è convinto Mauro Caruso, campione italiano skateboard 2008:«C’è un lato positivo e uno negativo. Positivo è il fatto che se entra alla Olimpiadi lo skate ha molta più visibilità, cominciano a girare più soldi e molti ragazzi iniziano a praticarlo. L’altro lato della medaglia è costituito dagli skaters che giustamente rivendicano uno sport underground, nostro, di qualità – e continua – Per quanto mi riguarda comunque sono favorevole, se mai entrerà ai giochi ci sarà più possibilità che per molti diventi un lavoro come sto cercando di fare io».

Sulle stessa linea del campione italiano è anche Sabatino Aracu, Presidente della federazione hockey e pattinaggio nonché quattro volte campione europeo di pattini a rotelle e convinto sostenitore dell’entrata della skateboard alle Olimpiadi. Secondo Aracu, infatti, i cinque cerchi hanno da sempre giovato agli sport e lo skateboard non sarebbe un’eccezione. «Ricordo agli scettici che questo sport ha avuto alti e bassi e ciò vuol dire che non si possono seguire mode. Un’Olimpiade fissa che quello è uno sport poi chi vuole andare per strada può continuare a farlo», ha dichiarato Aracu.

Favorevoli o contrari, ad entrambe le parti non resta che aspettare visto che la strada verso i cinque cerchi sembra non essere così semplice. «Il CIO non vuole allargare oltre certi limiti l’entrata di nuove discipline, normalmente aggiunge uno sport scelto dal paese che organizza le Olimpiadi», lo conferma Sergio Melai,ex membro della Giunta del Comitato olimpico nazionale italiano, che però fa sperare in una risoluzione positiva:«d’altronde se ai giochi è entrato il beach volley può arrivare qualsiasi sport».

Alle Olimpiadi o no lo skateboard resta comunque uno sport diventato forma d’arte e stile di vita, parola di Tony Hawk, famoso skater professionista americano.

Marika Zorzi (L_inkreadibile n.8)