Lo spreco ai tempi della crisi

Non solo pane ma anche frutta e formaggio a finire nel sacco nero

Chi ha i denti non ha il pane e chi ha il pane non ha i denti, ci insegnavano i nostri avi. Se tralasciamo il significato filosofico e ci soffermiamo su quello letterale, questo proverbio è ancora attuale. Nel 2009, infatti, c’è chi questo bene prezioso lo spreca a dispetto di una crisi economica che ha messo in ginocchio larga parte della popolazione.

Secondo un’analisi di Coldiretti, il 30  per cento del cibo acquistato finisce nella spazzatura. E il pane ne costituisce dal 3 dal 10  per cento. Durante l’anno, dunque, ogni famiglia getta nel sacco nero prodotti alimentari per un valore di circa 510 euro. Anche se lo spreco raggiunge “valori record” durante festività come il Natale, nel corso dell’anno restano comunque invenduti nei retrobottega dei punti vendita 240mila tonnellate di alimenti per un valore di oltre un miliardo di euro, che potrebbero sfamare 600.000 cittadini con tre pasti al giorno lungo 365 giorni.

La colpa, secondo Coldiretti, è da ricercare nel cambiamento dello stile di vita degli italiani che dedicano poco tempo all’acquisto mirato degli alimenti ma anche alla preparazione, alla conservazione e al relativo recupero degli avanzi. Importante è, dunque, dedicare più tempo alla cucina, cosa che consente un notevole risparmio e anche una riduzione degli sprechi. Nel nostro Paese, infatti, si sta verificando una progressiva riduzione del tempo passato dietro i fornelli dove alla preparazione dei pasti si dedicano appena 34,9 minuti per il pranzo (il 4,7  per cento in meno rispetto all’anno precedente) e 33,1 minuti per la cena (-2,7  per cento). Cucinare in proprio secondo Coldiretti fa risparmiare fino a 5 volte rispetto al consumo di piatti pronti e soprattutto garantisce sulla qualità degli ingredienti che possono essere scelti con più cura.

Nel bidone della spazzatura vengono gettati, infatti, proprio quegli alimenti ormai scaduti o che spesso vanno a male come frutta, verdura, pane, pasta, latticini, affettati a cui si potrebbe prestare più attenzione. Nel punto di vendita occorre scegliere prodotti con il giusto grado di maturazione ed effettuare acquisti ridotti e ripetuti nel tempo.

Preferire il prodotto sfuso è un’altra regola fondamentale. Le confezioni, infatti, incidono fino al 30  per cento sul prezzo industriale di vendita e pesano nelle tasche più del prodotto agricolo in esse contenute. Importante, inoltre, scegliere prodotti di stagione possibilmente locali che garantisco genuinità e freschezza. In Italia l’86  per cento delle merci viaggia su strada ed è stato stimato che un pasto medio percorre 1.900 chilometri su camion, nave o aeroplano prima di arrivare sulla tavola. All’impatto ambientale si aggiunge quello economico che fa lievitare i costi dei prodotti importati da lunghe distanze e spesso fuori stagione come l’uva cilena o le ciliegie argentine.

Da questa analisi è nato in Veneto il progetto chilometro zero: 80 mercatini agricoli, 200 fattorie impegnate nella vendita diretta nelle piazze con un fatturato di 8 milioni di euro e una rete commerciale organizzata per gli acquisti di prodotti a km zero. La vendita diretta dal produttore è la forma di distribuzione che ha registrato la maggiore crescita nel 2008 grazie ad un incremento dell’8 per cento del valore delle vendite per  un totale stimato in 2,7 miliardi di euro. Su proposta di Coldiretti che ha raccolto 25 mila firme di consumatori, il Veneto  è la prima regione d’Italia a dotarsi di una norma regionale per orientare le preferenze al consumo di tipicità di origine regionale. La legge prevede l’impiego del 50 per cento di prodotti locali nei pasti serviti nelle mense pubbliche di scuole e ospedali, il 30 per cento nei menù della ristorazione privata e stessa percentuale negli scaffali di supermercati. Prima ancora che il governo regionale emanasse il provvedimento, la proposta è stata accolta dalla società con entusiasmo tanto che comuni hanno adottato bandi per fornitura di alimenti con criteri di sostenibilità ambientale, provenienza sicura e qualità certificata.

Fondamentale per sanare gli sprechi anche il riutilizzo dei prodotti. Polpette, frittate, pizze farcite, ratatouille e macedonia, dice la Coldiretti, sono una ottima soluzione per non gettare nella spazzatura gli avanzi della tavola. Un’ usanza molto diffusa che nel passato ha dato origine a piatti diventati simbolo della cultura enogastronomica del territorio.

Anche al ristorante e’ possibile ridurre gli sprechi. Sempre più diffusa è la “doggy bag”, letteralmente “sacchetto per il cane”, che però con i nostri amici a quattro zampe a poco a che fare. Grazie a questo servizio, ci si può fare incartare e portare a casa la porzione non consumata al ristorante evitando sia uno spreco di denaro sia che del buon cibo venga buttato.

Marika Zorzi (L_inkreadibile n.13)