La Prima Linea. Al cinema torna Riccardo Scamarcio

Il film è tratto dal libro di Sergio Segio “Miccia Corta”

Spesso un film deve fare i conti con l’epoca e la società in cui viene girato. “La Prima linea” di Renato di Maria è uno di questi. Liberamente ispirato a “Miccia corta”, il libro autobiografico scritto da Sergio Segio, uno dei fondatori di Prima Linea, il film diretto da De Maria è un caso da prima pagina fin dalla sua ideazione, oltre un anno fa, soprattutto per la richiesta avanzata dalla produzione di concorrere al finanziamento statale in quanto opera di interesse culturale nazionale. Il lungometraggio tratta, infatti, la storia della seconda banda armata di sinistra per importanza dopo le Brigate Rosse, Prima linea appunto, attraverso la relazione sentimentale tra Sergio Segio e Susanna Ronconi. Partendo dal gennaio del 1982, giorno stabilito per l’evasione della Ronconi dal carcere di Rovigo, e procedendo a ritroso, De Maria mette in scena la brutalità nella quale sfociarono le iniziative dell’organizzazione terroristica.

Per permettere al film, prodotto da Lucky Red, di poter accedere alla sovvenzione statale il ministro Bondi decise di fissare una serie di condizioni inderogabili in base alle quali un’apposita commissione avrebbe dovuto dare l’assenso il 16 novembre, cinque giorni prima dell’uscita nelle sale del lungometraggio. Titolo diverso da quello del libro di Segio per non dargli visibilità, introduzione di personaggi di fantasia per definire meglio il clima di scontro ideologico dell’epoca, variazioni al copione originale comunicate tempestivamente, divieto ai protagonisti reali della storia di partecipare alla promozione e ricavi del film negati a Segio e Ronconi.
Ma la scelta dei due protagonisti, il bello e maledetto Riccardo Scamarcio nei panni del militante e la misteriosa Giovanna Mezzogiorno in quelli della sua compagna, avevano fatto temere una narrazione «apologetica» delle gesta dei terroristi rappresentati come «eroi romantici» o «utopisti fascinosi che sbagliano», quasi dei moderni Bonnie e Clyde.
La preoccupazione del ministro dei Beni culturali era di tutelare la memoria dei familiari delle vittime ed evitare che una stagione densa di tragedie, come già avvenuto troppe volte in passato, fosse raccontata con gli occhi e le parole dei carnefici. E, non a caso, si era voluto un coinvolgimento delle associazioni delle vittime nel controllo del copione originale. Lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva esortato più volte al rispetto di coloro che sono stati colpiti dalla follia criminale dei terroristi. Nel discorso ufficiale alla cerimonia delle vittime del terrorismo, avvenuta il 9 maggio 2009, durante la progettazione del film, il Capo dello Stato aveva affermato: «Si sono ancora verificati episodi che non posso passare sotto silenzio. Ad esempio, è possibile che a serie e oneste ricostruzioni filmiche della genesi e dello sviluppo, fino alla sconfitta, del terrorismo “di sinistra”, debbano affiancarsi ricostruzioni basate su memorie romanticheggianti e auto giustificative di personaggi che ebbero parte attiva in quella stagione sciagurata?». Cautela, dunque, su tutta la linea.
Dopo l’uscita del film nelle sale, il 20 novembre, il ministro Bondi si è espresso con un giudizio sostanzialmente positivo: «Una narrazione attenta ai fatti, cruda, che non costituisce, a mio avviso, un’apologia del terrorismo, ma anzi contiene una netta condanna delle responsabilità di chi si è macchiato di orrendi delitti in nome di un’ideologia criminale». Ad ogni modo il ministro ha continuato a sottolineare le sue perplessità sulla richiesta presentata da Lucky Red:«la sopravvivenza di rigurgiti di violenza politica, nonché il rispetto che tutti, a partire dalle istituzioni, dobbiamo alla memoria delle vittime del terrorismo, per non parlare della doverosa riservatezza che i protagonisti di quella stagione dovrebbero mantenere, imporrebbero di non usare fondi pubblici per finanziare questo genere di film».

A difesa del film si è schierato il protagonista Riccardo Scamarcio : “il giudizio della critica e’ stato unanime nel verificare come il film non sia un’esaltazione, un’agiografia delle imprese di quella banda di terroristi. Il ministro Bondi forse si sarebbe potuto risparmiare la sua uscita”. D’accordo con l’attore andriese anche Benedetta Tobagi, figlia di Walter Tobagi, ucciso dalle BR nel 1980. “Il film è diverso. Dolente, plumbeo, non estetizzante: una discesa agli inferi. “La Prima Linea” non è la semplice trasposizione di “Miccia corta”; non è apologetico. C’è il senso del fallimento”.

Di fronte alle insistenti polemiche e per tutelare il lavoro del regista De Maria, Andrea Occhipinti, proprietario della società di produzione e distribuzione cinematografica Lucky Red,  ha deciso alla fine di rinunciare al fondo statale. “Abbiamo prodotto “La Prima linea” – ha dichiarato Occhipinti- con l’intento di raccontare un capitolo importante e doloroso della storia recente del nostro paese, convinti che il cinema debba anche offrire spunti di riflessione sull’identità di una nazione. Consapevoli della delicatezza del tema, abbiamo messo tutto il nostro impegno per rispettare la verità storica, la memoria e la sensibilità delle persone che da quella stagione di sangue sono rimaste colpite”. Per Occhipinti nel sovvenzionamento del film “non ci sarebbe stato nulla di male: un paese maturo non ha paura di guardare nel proprio passato”.

Marika Zorzi (L_inkreadibile n.10)