Cresce la voglia delle donne di sentirsi sicure. Grazie al Krav maga è possibile

Io mi difendo da sola

Non solo vittime ma padrone di se stesse. Sì, perché essere donna non vuol dire necessariamente essere debole. I numerosi fatti di cronaca nera hanno dipinto una situazione allarmante per la sicurezza delle donne. “Da dicembre a oggi ogni tre giorni riceviamo una telefonata che ci parla di uno stupro o di un tentativo di stupro”, a dirlo è la presidente di Telefono Rosa Gabriella Moscatelli.

Di fronte all’aumento dell’allarme sociale per le violenze sessuali, l’interrogativo forse più importante per le donne è: cosa posso fare per prevenire uno stupro? Nella peggiore delle ipotesi, come è meglio reagire?

Sono sempre di più le ragazze che hanno trovato risposta a queste domande nel Krav Maga.
Nato in Israele negli anni Cinquanta per opera di Imi Lichtenfeld, questo metodo di autodifesa è approdato in Italia nel Duemila grazie a Marco Buschini, sotto ufficiale della Polizia di Stato ora in pensione. In principio fu adottato da molti reparti speciali militari e di Polizia ma da circa dieci anni si è diffuso come metodo di difesa personale ed è insegnato nelle palestre italiane.

«Ultimamente c’è stato un aumento di richieste per imparare a difendersi in previsione di uno stupro – ha detto Luca Fiori, trentatre anni, istruttore- e il Krav in questo è particolarmente efficace essendo un metodo di combattimento brutale che mira esclusivamente a ferire l’avversario».

Nelle tecniche del Krav Maga non vi è nulla di superfluo o estetico, ma solo estrema efficacia e istintività, in quanto si basa su quello che normalmente il corpo fa nel momento della costrizione.    «Non richiede particolare prestanza fisica, visto che il fine è quello di colpire i punti non allenabili del corpo come gola, genitali e occhi. Per questo motivo è molto utile alle donne di qualsiasi età e corporatura», precisa Fiori.

Inoltre vi sono delle tecniche appositamente indirizzate all’universo femminile: antistupro, antiborseggio e come liberarsi da una presa ai capelli.

Chiara, diciannove anni di Castelfranco Veneto (TV), riconosce di essersi iscritta a un corso spinta dalla preoccupazione di non poter più uscire di sera in tranquillità, ma anche dalla voglia di imparare a difendersi: «Fa sempre paura quello che senti in giro ma dopo cinque mesi di allenamento mi sento più sicura sia fisicamente che mentalmente».

Un aspetto, infatti, che occupa circa il cinquanta per cento dell’allenamento, è quello della preparazione psicologica. Il Krav Maga nasce per essere applicato nel tentativo di sopravvivere ad un’aggressione per strada. Tutti gli estetismi, le filosofie trascendentali e le tecniche spettacolari tipiche delle arti marziali tradizionali non sono presenti. Attinge dalle altre discipline le azioni migliori e le aggrega, essendo un metodo in continua evoluzione. In origine era una combinazione tra pugilato e lotta libera a cui si sono aggiunti i calci della Thai boxe, le proiezioni del Jiu-Jitsu fino ad arrivare al combattimento con bastoni e coltelli tipico di stili militari.

La preparazione, di fatto, non è finalizzata alla vincita di una cintura o di un titolo ma viene svolta in previsione di un combattimento reale dove ovviamente non ci sono regole stabilite come sul ring. «Si impara così a giocare sporco, fingendo di essere deboli per colpire quando l’avversario è più vulnerabile», spiega Fiori. Inoltre, in poco più di anno, è possibile ottenere una buona competenza per riuscire ad affrontare diverse situazioni di pericolo.

Per questo motivo esercitare l’emotività deve assolutamente far parte dell’addestramento globale, con tecniche particolari che mettono sotto stress il praticante come l’allenamento ad occhi chiusi o a sorpresa.

«Non sono mai stata una ragazza particolarmente aggressiva ma mi ha stupito come, dopo poco, sono riuscita a sentirmi più sicura delle mie capacità – ha detto Giorgia, vent’anni di San Martino di Lupari (PD) – ho imparato che in quelle situazioni sei tu e il tuo aggressore e solo uno ha la meglio. Quel qualcuno voglio essere io».

Ci sono in ogni caso degli accorgimenti da tener presenti per evitare violenze. Uno stupro accade prevalentemente all’alba o al tramonto, quando c’é scarsa visibilità. Avviene in luoghi isolati, dov’è limitata la presenza di altre persone. «Più che un vestito provocante, attrae un abbigliamento facile da togliere. Capelli lunghi, che possano servire da facile presa. Una donna distratta dal telefonino e che quindi può essere sorpresa», avverte Luca Fiori.

«Non farsi vedere distratte ma assumere un atteggiamento che segnala sicurezza come ad esempio tenere le spalle diritte, un andamento deciso e lo sguardo fermo. Chiudere sempre la sicura dell’automobile, anche per brevi spostamenti. Essere sempre attente a quello che accade intorno. Ricordarsi che il violentatore cerca una persona che lancia segnali di insicurezza. Non gridare ‘aiuto!’ ma ‘al fuoco!’, perché ciò spaventa e fa correre anche i passanti che non vorrebbero essere coinvolti».
Per saperne di più sul Krav Maga: www.kravmaga.it.

Marika Zorzi (L_inkreadibile n.1)